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Pecenes!

Le parole che curano

Qualche sera fa c’è stato il consueto appuntamento con @RiseUp, il gruppo informale femminista che frequento ormai da anni. Ogni incontro mi accorgo di diventare un accessorio in più del mio guardaroba, per usare una metafora al femminile. Il tema della serata era il linguaggio, il nome dato all’incontro “Le parole che curano”: un titolo che nasce dal desiderio di tornare a quelle parole che ci hanno cresciute, interrogandole. Ogni donna, infatti, porta con sé un lessico familiare fatto di espressioni, silenzi, nomi, soprannomi, modi di dire che hanno costruito il nostro modo di stare al mondo. In quelle parole, abita la cura, di noi stesse e degli altri, ma prendono forma anche norme, aspettative, gerarchie invisibili.


Lessico familiare

Così quella sera siamo partite dalle parole ascoltate da bambine, che ci hanno definite, che abbiamo interiorizzato senza accorgercene. Per rievocarle ci siamo sdraiate a terra, abbiamo chiuso gli occhi e abbiamo fatto qualche scalino in giù, per arrivare lì, nel luogo buio dell’inconscio dove si nascondono i pensieri più interessanti della nostra storia, come direbbe Audre Lorde, la poetessa americana. Riemergono parole come pecenes (la mia preferita!), naregiat, marotta, svinca, popotta, giamburrasca, brava, pulce, strolega, zingara, battona, troppo magra, ciccina, capibanda, e potrei continuare ancora con una lista che in poco tempo diventa un susseguirsi di ricordi e immagini della propria infanzia. Nel condividerli ci emozioniamo; le parole ci portano indietro nella memoria delle relazioni che ci hanno cresciute.


Parole sigillo

Decidiamo di trasformarle: prendiamo fogli, pennarelli, forbici, scegliamo una parola tra le tante liberate dall’esercizio e decidiamo di costruire un sigillo portafortuna. Io scelgo pecenes, inutile dirlo… l'ho presa in prestito da @Sara, una delle girls di RiseUp. Scompongo ogni lettera e ne faccio un talismano: coloro, plastifico e archivio, decido che mi seguirà fino alla fine dell’anno, appoggiato assieme agli altri nella prima pagina della mia agenda. Pecenes è una parola il cui significato rende bene l’idea della scomposta. Significa “spettinata, pettinati!” - proprio come mi sento adesso. Mi guardo allo specchio e vedo i miei capelli in disordine, mi piacciono. Dico a me stessa: “finalmente, ti sei liberata di un peso”. E in quella parola c’è tutto quello che mi sta accadendo in queste settimane. Nei miei capelli c’è la fatica di una relazione professionale alla quale ho detto basta. Pecenes è la bambina che sono stata, quella che correva in mezzo al piazzale della casa della nonna, mentre lei mi urlava dietro di smetterla, minacciandomi di lanciarmi il suo bastone. Pecenes è ciò che voglio ancora essere, disordinata e libera. E’ la mia parola, il mio talismano.


Le parole non sono un lusso

Scrivo per riconoscere il potere delle parole nella costruzione della nostra identità e nelle relazioni educative. Portare alla luce ciò che nelle parole è stato dato per scontato significa poter scegliere consapevolmente quali linguaggi abitare: quelli che curano, che aprono possibilità, oppure quelli che normalizzano, etichettano o escludono.

 

Se vuoi farlo anche scrivimi o chiama: info@pedagogistaalfemminile.it o 335 7627604 Barbara

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