LIMINAL: attraversare la soglia
- Pedagogista Barbara
- 20 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 25 mar
La fotografia femminile alla Biennale di Mantova

C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che la Biennale della Fotografia Femminile di Mantova Link si svolga all’inizio della primavera. Non è solo una coincidenza stagionale: è un passaggio. Un attraversamento. Un invito a sostare in quello spazio instabile e fertile che esiste tra ciò che è stato e ciò che ancora non è.
Il tema di questa edizione, Liminal, ci chiama proprio lì: sulla soglia.
La liminalità è uno stato di transizione, un tempo sospeso in cui le identità si ridefiniscono, le strutture si incrinano e nuove possibilità emergono. È uno spazio spesso invisibile, eppure potentissimo. Nella prospettiva pedagogica e femminista, questo “tra” è il luogo dove avviene la trasformazione autentica: quando non siamo più ciò che eravamo, ma non siamo ancora ciò che diventeremo.
Liminalità come pratica pedagogica
Dal punto di vista pedagogico, la liminalità è uno spazio fondamentale di apprendimento. Non è comodo, non è stabile, ma è generativo.
Bell Hooks ci ha insegnato a pensare l’educazione come pratica di libertà: un processo che implica attraversare conflitti, mettere in discussione certezze, aprirsi al cambiamento. Le immagini di questa Biennale possono essere lette proprio così: come dispositivi pedagogici che ci spingono fuori dalla zona di comfort, che ci chiedono di guardare davvero ciò che spesso resta ai margini del nostro pensiero.
Primavera: tempo di soglia
La primavera, in molte culture, è simbolo di rinascita. Ma prima della fioritura c’è sempre una fase liminale: il terreno che si prepara, il gelo che si scioglie, qualcosa che ancora non si vede ma sta accadendo. Questa Biennale si inserisce in quel tempo sospeso. Ci invita a non avere fretta di “arrivare”, ma a sostare nella trasformazione. A riconoscere che il cambiamento, personale, sociale, politico , passa sempre attraverso una soglia.
Visitare Liminal non è solo un’esperienza estetica. È un attraversamento.
Significa interrogarsi su come guardiamo, su quali storie riconosciamo, su quali voci ascoltiamo. Significa accettare l’instabilità come parte del processo di crescita. In un momento storico che spinge verso risposte rapide e identità rigide, la Biennale di Mantova ci propone qualcosa di diverso: abitare il dubbio, la complessità, la trasformazione.
Proprio lì, in quello spazio fragile e potente tra ciò che eravamo e ciò che possiamo diventare, che si apre la possibilità di immaginare e costruire possibilità.
Perché ogni cambiamento reale inizia sempre da una soglia.

