L’ultimo viaggio di Giuliana
- Pedagogista Barbara
- 16 apr
- Tempo di lettura: 5 min
Nei giorni che ricordano la sua morte, scrivo un racconto dedicato ad una persona molto speciale, "la mia mamma marziale".
Il viaggio che sto per raccontare è stato l’ultimo saluto di Giuliana. Lei era la mia insegnante di “Taichi”. Ho scelto di scrivere perché le parole sono l'unico modo che conosco per raccontare il dolore. Quando qualche anno fa morì la mia mamma, scrivere, assieme ad altri gesti ricevuti in dono da Giuliana mi hanno salvato dallo scivolare nell’oscurità della sua morte.
Chi era Giuliana
Prima di lasciar andare la penna al racconto onirico del suo ultimo viaggio, vorrei raccontare qualcosa di lei, come ci siamo incontrate e cosa ci ha legate. Sin da piccola ho sempre avuto un certo interesse per le discipline marziali, probabilmente a causa o in connessione con la passione di mio padre per il karate. Da grande poi, mi sono ritrovata a scegliere spesso corsi che unissero tecniche di combattimento alla disciplina spirituale e alla crescita personale. Sino ad incontrare Giuliana nel “Dojo TianQi”, il luogo in cui si segue la via, secondo l’antica tradizione giapponese. Era il 2016, un paio di anni prima della morte di mia madre. Il rapporto con Giuliana è stato subito stimolante: donna forte e rigorosa mi ha fatto sentire nel posto giusto. Ciò che amavo in lei era il dualismo tra il suo corpo-fortezza e la leggerezza dei suoi passi quando ci faceva ballare piccole coreografie di riscaldamento. Ho amato il dentro e fuori del suo feudo, che esprimeva con incredibile agio. Aveva la massa corporea che richiamava la stabilità di una lottatrice e allo stesso la delicatezza di una geisha alla cerimonia del the. Questo intreccio di qualità la rendevano unica, maestra del suo “dojo”. Si praticava assieme a lei il lunedì e il mercoledì sera. Molte erano le persone che seguivano i suoi insegnamenti, ricercando l’armonia tra corpo e mente attraverso la sua solida guida. Non ricordo come arrivammo alle lezioni del martedì a pranzo, dal momento che la maggior parte delle lezioni si svolgevano nella fascia oraria del dopo lavoro, ma grazie ad un gruppo di alcune donne rendemmo chiara la volontà di esserci per un allenamento durante la pausa pranzo. L’energia di quegli incontri è stata per me fonte di grande nutrimento. Uscivo dalla tensione del mio quotidiano per entrare in una cornice di grande benessere. C’era molta luce da Giuliana: si trovava al primo piano di un condominio residenziale, all’interno di uno spazio molto ampio, completamente finestrato da un lato della sala. La luce che entrava dagli infissi illuminava la nostra pratica, rendendo quei momenti molto speciali. Ricordo di essermi commossa più volte durante i nostri martedì dell’anima, come li ho definiti dopo la sua morte, sentivo un brivido a fior di pelle ogni qual volta esercitavamo la forma del “taichi”, come se tanti sensori sottopelle si attivassero al suono profondo della sua voce e della sua musica. La forma del “taichi” è una sequenza di movimenti continui per dare centratura, radicamento e rilassamento, che nel mio caso si traduceva spesso in un viaggio nel sentire del mio corpo, una connessione profonda con l’energia vitale del mio universo.

La sua cura
Con il tempo apprezzavo sempre più gli insegnamenti di Giuliana, negli appuntamenti serali così rigorosa e nei martedì dell’anima così intima e leggera. Mi sono fatta l’idea che il mio ingresso nella sua aura fosse predestinato, affinché il lutto materno del quale ancora non conoscevo il dolore non mi lasciasse completamente senza vita. Lei divenne per me una mamma spirituale. Quando l’innominabile accadde mi rifugiai nel suo “dojo”, lasciando andare tutte le mie lacrime nel suo spazio di cura. Intendiamoci, Giuliana non era il tipo da grandi abbracci, non fu così che mi tirò fuori dal mio buco nero. La sua cura si esprimeva silenziosa attraverso il suo corpo-fortezza, senza rassicurazioni o rimpianti, ma con la solidità della sua presenza. Col tempo accettai di guardare con altri occhi la metafora del viaggio oltre il velo che mia mamma aveva compiuto, e capii che la sua perdita rappresentava per me un nuovo insegnamento, per lei il completamento di un capitolo della sua esistenza. Per esprimere il mio attaccamento alla cura di Giuliana, le feci spesso regali accompagnati da alcuni pensieri sparsi, una sorta di epistolario tra me e la sua guida gentile. Uno dei doni che ricordo fu il film “la terra buona”, lungometraggio girato in natura che affrontava il delicato tema delle cure alternative, nel paradiso dimenticato della Val Grande. Anni dopo quel regalo, persi anche Giuliana. Si ammalò di covid, ma dopo la sua morte scoprii che aveva una malattia di cui non ero a conoscenza. Mi immaginai lei durante la visione di quel film, il disagio che doveva aver provato nello scegliere il proprio percorso di guarigione, tra cura dell’anima e terapie farmacologiche tradizionali. Sono certa che le sue scelte saranno state l’arte di un combattimento marziale: un insieme di pratiche fisiche, mentali e spirituali.
Il saluto e la corsa veloce verso l'oltre
Oggi mentre scrivo, ho capito la stranezza del sogno che feci nei giorni della sua morte, in cui capii che mi stava salutando, in una corsa veloce verso l’oltre della vita. Il sogno che feci la notte prima dell’annuncio a tutto il gruppo di pratica della morte di Giuliana era più o meno così, quando mi svegliai di soprassalto:
“sognai di essere nella casa di campagna dei miei nonni materni. Casa della mia infanzia, della cura materna, da qualche tempo diventata anche la casa del mio ricordo. Nel sogno che feci quella notte mi trovavo nello spiazzo centrale, spaventata dall’arrivo improvviso di un cavallo impetuoso che aveva varcato il cancello principale. Era un cavallo di rara bellezza, un animale indomabile; la luce emanata è quasi divina, la sua chioma scura sventola nell’aria il suo colore durante la corsa impazzita verso di noi. Cerco riparo nella cucina antica della nonna, trovo protezione, ma dall’interno avviso con forza mia figlia, che è ancora in mezzo al piazzale e non si è accorta della furia del cavallo. In realtà il cavallo evita anche lei, mi rendo conto che l’intenzione non era nuocerci; il cavallo dalle sembianze celesti stava fuggendo. Un viaggio libero verso le lontane distese di terra arse dal sole della campagna. Al suo seguito, una creatura randagia varca la soglia di casa, è legata ad un guinzaglio e dalla sua bocca esce un ruggito feroce di morte, misto a bava. Insegue il cavallo, ha le sembianze mostruose di un cane, le dimensioni di un orso. Nel caos familiare dall’antica cucina materna esce mio nonno, morto da appena due settimane. Lo vedo con la sua solita camicia a quadri, sereno, nel pieno delle sue forze. Mi chiede cosa è successo? Quella frase in dialetto che ha sempre pronunciato in vita, che suona come un saluto, un monito.”
Grazie Giuliana
Dopo qualche giorno raccontai il mio sogno a Bea, figlia di Giuliana. Usai parole morbide di gratitudine, dicendole di aver conosciuto la sua mamma all’incirca due anni prima che morisse la mia. Condivisi con lei la mia convinzione di aver incrociato il suo cammino affinché mi aiutasse a superare l’insuperabile. Giuliana aveva smosso l’energia sottile della mia esistenza, preparando il mio corpo alla cura e al lutto materno. Grazie a lei ho spesso sentito il tocco gentile della mia mamma, nei martedì dell’anima che in pochi avevamo il privilegio di vivere. La sua guida gentile, silenziosa, mi ha mostrato il cammino della sopravvivenza, facendomi sentire raccolta, protetta. Sento ancora il vuoto della sua partenza, piango la perdita della mamma spirituale, anche se a confortarmi ho l’immagine nitida del sogno di libertà che ho appena raccontato in questo scritto. Avrei voluto dare maggiore forma all’affetto che provavo per lei; l’osservavo spesso nella delicata complicità di mamma nei confronti di sua figlia, quando si allenavano insieme. Oggi soffro ancora ogni qual volta entro in un “dojo” o in un luogo di pratica, mi viene in mente che lei non c’è più; perché nonostante io l’abbia salutata prima del suo ultimo lungo viaggio, non avevo considerato la morte come possibilità della sua infinita esistenza. Ciao Giuliana, manchi sempre.
