"Enough of Me"
- Pedagogista Barbara
- 13 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 19 mar
Maab Gallery, Susanne Kutter "Enough of me", 12.03-08.05.2026
Ci sono momenti nella vita in cui qualcosa si incrina. Non sempre fanno rumore, non sempre sono visibili dall’esterno. Ma dentro, l’equilibrio che conoscevamo si spezza. È quel punto di rottura, quello che l’artista Susanne Kutter esplora nelle sue opere, in cui nulla può più tornare com’era prima, e un nuovo ordine, ancora incerto, comincia a emergere.
Ciò che colpisce del suo lavoro è il modo in cui questa frattura prende forma attraverso ciò che ci è più familiare: gli oggetti domestici, i canovacci da cucina, i bicchieri, le brocche. Elementi quotidiani che diventano linguaggio, che si disordinano, si trasformano, e iniziano a raccontare altro.
È proprio lì che accade qualcosa di profondo.
Perché la casa che spesso pensiamo come luogo sicuro può essere anche lo spazio dove si sedimentano le nostre storie, le aspettative, i ruoli. A volte persino una gabbia silenziosa delle nostre biografie.
Nel lavoro di Susanne non c’è clamore, non c’è bisogno di alzare la voce. C’è invece un attraversamento delicato e potente: prima ricostruisce, osserva, riordina il passato. Poi, quasi con cura, ne mette in discussione i significati più radicati, li smonta e apre nuovi spazi di senso.
I suoi canovacci ricamati a mano raccontano proprio questo: parole che nascono dal gesto lento, ripetuto, concreto del cucire. Come se ogni punto fosse un modo per rielaborare, per riscrivere.
Guardando il suo lavoro, il pensiero è andato spontaneamente al mio progetto Pedagogista al femminile. Ho immaginato le storie delle donne che incontrerò. Storie diverse, attraversate da scelte, passaggi, cambiamenti. Alcune segnate da crepe improvvise, altre da trasformazioni più silenziose. E ho pensato al tempo dell’ascolto. A quelle narrazioni che emergono piano, quando c’è spazio per dirsi davvero. Ai significati che cambiano, alle parole che arrivano dopo, quando siamo pronte a guardare la nostra storia con occhi nuovi.
Forse è proprio questo il punto.
Quando iniziamo a raccontarci con sincerità, alcune parti della nostra vita si rivelano per ciò che sono state: fratture interiori che ci hanno trasformate più di quanto pensassimo.
Attraversarle non è semplice. Ma è lì che può nascere qualcosa.
Nel momento in cui smettiamo di restare intrappolate in quelle crepe e iniziamo, invece, a attraversarle. A dar loro un senso, a riscriverle, a trasformarle in nuove possibilità.
E allora ogni storia cambia forma. Non è più solo un ricordo.
Può diventare uno spazio di consapevolezza, di crescita, di libertà.
