Dove finiamo noi?
- Pedagogista Barbara
- 5 mag
- Tempo di lettura: 2 min
🌿 Ripensare le reti che ci costruiscono
C’è una sensazione che molte donne conoscono bene, anche se
non sempre riescono a nominarla. Non è sempre evidente, a volte
è sottile. È quel sentirsi un po’ fuori posto. Come se ci fosse sempre
qualcosa da aggiustare in sé per poter stare davvero.
Succede al lavoro, nelle relazioni, nei gruppi. Nei momenti quotidiani.
E spesso viene letta così: insicurezza, timidezza, fragilità.
Ma non è solo questo.

🌿 Le trame della vita
Ognuna di noi cresce dentro una trama di relazioni: famiglia, scuola, amicizie, lavoro, relazioni affettive, ma anche immagini, aspettative, narrazioni.
Queste reti però non sono neutre.
Alcune ci riconoscono e ci rappresentano. Altre ci chiedono
di adattarci. E così, spesso senza accorgercene, impariamo a stare nei
luoghi riducendo parti di noi. Abbassando la voce. Aspettando il momento giusto per dire e fare senza disturbare.

🌿 Identità di cittadinanza: abitare il mondo
Avete mai sentito parlare di identità
di cittadinanza?
Non parlo di un concetto astratto. Parlo della possibilità concreta di
sentirsi legittimate a esserci, in tutti quei luoghi che frequento come
persona. Parlo di esperienze come queste che leggi di seguito:
👉 prendere parola
👉 occupare spazio
👉 sentirsi parte di quella rete
Non solo nella società “in generale”, ma nella vita di tutti i giorni.
Quando questa dimensione manca, gli spazi diventano luoghi
da attraversare con cautela e non luoghi che ci appartengono.
🌿 Non è solo personale
Quello che viviamo come “nostro” è spesso il risultato di apprendimenti
profondi. Modi di stare che abbiamo interiorizzato per poter esistere
dentro certe relazioni e contesti. Per questo il lavoro su di sé non è un
lavoro di correzione. È un lavoro di rilettura.
Proprio quello che faccio con la consulenza pedagogica.
Rileggo storie di vita alla luce delle reti umane in cui sono inserite.
🌿 Ricostruire le reti
@pedagogistaalfemminile è uno spazio in cui questo può accadere.
Non per diventare “più forti” in senso individualistico del termine ma per riconoscere le risorse del luogo in cui abitiamo, sia fisico che simbolico.
Ricostruire le proprie trame sociali significa:
riconoscere le reti che ci hanno formato nel nostro territorio
vedere dove ci sostengono e dove ci limitano
costruire modi più autentici di stare nelle relazioni affettive e sociali
ritrovare una presenza più piena nei contesti che viviamo
Ricostruire le proprie reti non significa farcela da sole.
Significa non farlo più in silenzio. Significa incontrare l'altra o l'altro per riconoscersi come cittadina, cittadino, persona umana.
🌿 Civil Week: da dove partiamo
In una settimana che parla di cittadinanza, forse possiamo iniziare anche
da qui: dal modo in cui abitiamo il mondo.
Se questa riflessione ti risuona, puoi scrivermi o contattarmi al 335 7627604.
Sono Barbara, sono la pedagogista di www.pedagogistaalfemminile.it e
vorrei cominciare questo percorso con te.
