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Dove finiamo noi?

🌿 Ripensare le reti che ci costruiscono

C’è una sensazione che molte donne conoscono bene, anche se

non sempre riescono a nominarla. Non è sempre evidente, a volte

è sottile. È quel sentirsi un po’ fuori posto. Come se ci fosse sempre

qualcosa da aggiustare in sé per poter stare davvero.

Succede al lavoro, nelle relazioni, nei gruppi. Nei momenti quotidiani.

E spesso viene letta così: insicurezza, timidezza, fragilità.

Ma non è solo questo.


🌿 Le trame della vita

Ognuna di noi cresce dentro una trama di relazioni: famiglia, scuola, amicizie, lavoro, relazioni affettive, ma anche immagini, aspettative, narrazioni.

Queste reti però non sono neutre.

Alcune ci riconoscono e ci rappresentano. Altre ci chiedono

di adattarci. E così, spesso senza accorgercene, impariamo a stare nei

luoghi riducendo parti di noi. Abbassando la voce. Aspettando il momento giusto per dire e fare senza disturbare.






🌿 Identità di cittadinanza: abitare il mondo

Avete mai sentito parlare di identità

di cittadinanza?

Non parlo di un concetto astratto. Parlo della possibilità concreta di

sentirsi legittimate a esserci, in tutti quei luoghi che frequento come

persona. Parlo di esperienze come queste che leggi di seguito:

👉 prendere parola

👉 occupare spazio

👉 sentirsi parte di quella rete



Non solo nella società “in generale”, ma nella vita di tutti i giorni.

Quando questa dimensione manca, gli spazi diventano luoghi

da attraversare con cautela e non luoghi che ci appartengono.


🌿 Non è solo personale

Quello che viviamo come “nostro” è spesso il risultato di apprendimenti

profondi. Modi di stare che abbiamo interiorizzato per poter esistere

dentro certe relazioni e contesti. Per questo il lavoro su di sé non è un

lavoro di correzione. È un lavoro di rilettura.

Proprio quello che faccio con la consulenza pedagogica.

Rileggo storie di vita alla luce delle reti umane in cui sono inserite.


🌿 Ricostruire le reti

@pedagogistaalfemminile è uno spazio in cui questo può accadere.

Non per diventare “più forti” in senso individualistico del termine ma per riconoscere le risorse del luogo in cui abitiamo, sia fisico che simbolico.

Ricostruire le proprie trame sociali significa:

  • riconoscere le reti che ci hanno formato nel nostro territorio

  • vedere dove ci sostengono e dove ci limitano

  • costruire modi più autentici di stare nelle relazioni affettive e sociali

  • ritrovare una presenza più piena nei contesti che viviamo

Ricostruire le proprie reti non significa farcela da sole.

Significa non farlo più in silenzio. Significa incontrare l'altra o l'altro per riconoscersi come cittadina, cittadino, persona umana.


🌿 Civil Week: da dove partiamo

In una settimana che parla di cittadinanza, forse possiamo iniziare anche

da qui: dal modo in cui abitiamo il mondo.

Se questa riflessione ti risuona, puoi scrivermi o contattarmi al 335 7627604.

Sono Barbara, sono la pedagogista di www.pedagogistaalfemminile.it e

vorrei cominciare questo percorso con te.

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